4.8LAMINACCIA IMPROVISED EXPLOSIVE DEVICE … · 2012. 10. 24. · 4.8LAMINACCIAIMPROVISED...

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4.8 LA MINACCIA IMPROVISED EXPLOSIVE DEVICE (IED) NEL TEATRO IRACHENO Gen. B. Pier Paolo LUNELLI DCOS COA OPS MNF – I Cap. Stefano MIOROTTI MA DCOS COA OPS Cap. Alfredo BEVERONI FP OFFICER MNF - I C.le Magg. Barbara MASSARI NBC COY Il fattore “IED” in Iraq Le operazioni sul suolo iracheno si caratterizzano per la coesistenza, nello stesso Teatro ma in luoghi diversi, di azioni di combattimento (ad esempio contro Al Qaeda), attività di contro guer- riglia, attività di addestramento delle forze di sicurezza locali nonché di aiuto umanitario. E’ noto che questa compresenza di situazioni operative ha portato molti Paesi, in primis gli USA, a pensare ad una rimodulazione dottrinale. Uno degli elementi che condizionano questa dottrina in evoluzione è proprio l’uso di ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Device ),noto come “fattore IED”. Infatti, non vi è un settore di responsabilità in Iraq dove non siano stati uti- lizzati IED contro le Forze della Coalizione, le forze di sicurezza irachene ed i civili. In questo capitolo vengono fornite precisazioni sulla minaccia che deriva dal sempre più largo uso di ordigni esplosivi improvvisati (IED) nel teatro iracheno nonché indicate a grandi linee le contromisure attive e passive volte a controllarli. L’utilizzo di IED, unito ai veicoli bomba (Vehicle Borne Improvised Explosive Device 1 VB-IED), continua a provocare un numero elevato di vittime tra le Forze della Coalizione multinazionale, le forze di sicurezza irachene e la popolazione civile 2 . Nel corso del 2006, secondo un documento ufficiale inviato al Congresso americano 3 , la maggior parte degli attacchi contro le Forze della Coalizione è stata di tipo stand off. In sostanza, sono venuti sempre meno gli scontri diretti a fuoco mentre si è diffusa in forma esponenziale la minaccia IED/VBIED che indistintamente ha colpito e colpisce, come già detto, civili, militari iracheni e Forze della Coalizione. Nel corso della trattazione, verranno utilizzati gli acronimi IED e VBIED, VSBIED 4 e SVESTIED 5 diven- tati ormai di dominio comune. L’ IED unisce materiale esplosivo ad un innesco. Spesso di natura artigianale, è concepito per cau- sare vittime attraverso l’utilizzo di semplice esplosivo anche in combinazione con agenti chimici, biologici o radiologici. La gamma di IED è diversificata per dimensioni, metodo di funziona- mento, tipologia di contenitori e modalità d’impiego. La carica esplosiva di un IED può avere provenienza commerciale, militare, artigianale oppure basarsi su un proietto di artiglieria, razzi o quant’altro. Spesso i dispositivi creati assumono la veste di prototipi poiché il costruttore in- dividua la soluzione ottimale in funzione dei materiali che ha a disposizione, la testa sul campo - 471 - 1 VBIED veicoli bomba (autocarri, autovetture, motociclette) 2 Anthony H. Cordesman with the assistance of Eric M. Brewer and Sara Bjerg Moller, “Iraq’s Evolv- ing Insurgency and the Risk of Civil War”, pag. 118 e seguenti. Center for strategic and International Studies (CSIS) in data 26 Aprile 2006 http://www.reliefweb.int/rw/RWB.NSF/db900SID/AMMF-6P9BGE?OpenDocument 3 Measuring Stability and Security in Iraq. August 2006 Report to COngress pag. 31 4 Veicoli Kamikaze (Vehicle Suicide Borne IED) 5 Bombe umane (Suicide Vest IED)
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  • 4.8 LA MINACCIA IMPROVISED EXPLOSIVE DEVICE (IED)NEL TEATRO IRACHENO

    Gen. B. Pier Paolo LUNELLI DCOS COA OPS MNF – ICap. Stefano MIOROTTI MA DCOS COA OPSCap. Alfredo BEVERONI FP OFFICER MNF - IC.le Magg. Barbara MASSARI NBC COY

    Il fattore “IED” in Iraq

    Le operazioni sul suolo iracheno si caratterizzano per la coesistenza, nello stesso Teatro ma inluoghi diversi, di azioni di combattimento (ad esempio contro Al Qaeda), attività di contro guer-riglia, attività di addestramento delle forze di sicurezza locali nonché di aiuto umanitario. E’noto che questa compresenza di situazioni operative ha portato molti Paesi, in primis gli USA,a pensare ad una rimodulazione dottrinale. Uno degli elementi che condizionano questa dottrinain evoluzione è proprio l’uso di ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Device ),notocome “fattore IED”. Infatti, non vi è un settore di responsabilità in Iraq dove non siano stati uti-lizzati IED contro le Forze della Coalizione, le forze di sicurezza irachene ed i civili.In questo capitolo vengono fornite precisazioni sulla minaccia che deriva dal sempre più largouso di ordigni esplosivi improvvisati (IED) nel teatro iracheno nonché indicate a grandi linee lecontromisure attive e passive volte a controllarli.L’utilizzo di IED, unito ai veicoli bomba (Vehicle Borne Improvised Explosive Device1 VB-IED),continua a provocare un numero elevato di vittime tra le Forze della Coalizione multinazionale,le forze di sicurezza irachene e la popolazione civile2. Nel corso del 2006, secondo un documentoufficiale inviato al Congresso americano3, la maggior parte degli attacchi contro le Forze dellaCoalizione è stata di tipo stand off. In sostanza, sono venuti sempre meno gli scontri diretti afuoco mentre si è diffusa in forma esponenziale la minaccia IED/VBIED che indistintamente hacolpito e colpisce, come già detto, civili, militari iracheni e Forze della Coalizione. Nel corsodella trattazione, verranno utilizzati gli acronimi IED e VBIED, VSBIED4 e SVESTIED5 diven-tati ormai di dominio comune.L’ IED unisce materiale esplosivo ad un innesco. Spesso di natura artigianale, è concepito per cau-sare vittime attraverso l’utilizzo di semplice esplosivo anche in combinazione con agenti chimici,biologici o radiologici. La gamma di IED è diversificata per dimensioni, metodo di funziona-mento, tipologia di contenitori e modalità d’impiego. La carica esplosiva di un IED può avereprovenienza commerciale, militare, artigianale oppure basarsi su un proietto di artiglieria, razzio quant’altro. Spesso i dispositivi creati assumono la veste di prototipi poiché il costruttore in-dividua la soluzione ottimale in funzione dei materiali che ha a disposizione, la testa sul campo

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    1 VBIED veicoli bomba (autocarri, autovetture, motociclette)2 Anthony H. Cordesman with the assistance of Eric M. Brewer and Sara Bjerg Moller, “Iraq’s Evolv-

    ing Insurgency and the Risk of Civil War”, pag. 118 e seguenti. Center for strategic and International Studies(CSIS) in data 26 Aprile 2006http://www.reliefweb.int/rw/RWB.NSF/db900SID/AMMF-6P9BGE?OpenDocument

    3 Measuring Stability and Security in Iraq. August 2006 Report to COngress pag. 314 Veicoli Kamikaze (Vehicle Suicide Borne IED)5 Bombe umane (Suicide Vest IED)

  • e ne diffonde i contenuti ad altri. Individuare IED avvalendosi di specifici indicatori è un com-pito arduo che richiede esperienza, così come è altrettanto complesso realizzati efficaci sistemidi protezione mano a mano che il grado di sofisticazione aumenta.

    Trappole esplosive e IED sono simili alle mine poiché entrambi sono stati concepiti con lo scopodi colpire personale. Tra gli incidenti classificabili come IED possiamo annoverare: una granatadi mortaio nascosta nella sabbia od in un sacchetto di plastica collegata ad un dispositivo di in-nesco; una cintura esplosiva a comando manuale o radiocomandato, un tratto di marciapiede so-stituito con esplosivo o con una granata di artiglieria; schiume plastiche espanse e dipinte a formadi roccia che celano esplosivi, etc. etc…

    Numero degli attacchi, tecniche di attacco ed obiettivi degli IED

    L’uso di IED fa parte delle tecniche di agguato già utilizzate in passato da altri gruppi armatinonché in altre aree conflittuali. Uno dei primi esempi sull’uso in larga scala degli IED, si ebbeBielorussia, con la “RAIL WAR”, condotta dai guerriglieri locali, contro l’offensiva nazista (Se-conda guerra Mondiale).A seguire in ordine cronologico:Irlanda del Nord: uso massivo di IED da parte dell’IRA, nel periodo 1969-1997 come atto riven-dicante l’autodeterminazione del popolo irlandese,nei confronti del Regno Unito;Vietnam: usati dai Viet Cong contro le truppe anfibie US;Afghanistan: usati dai mujahideen contro i sovietici, in particolare modificando le mine anticarro in ordigni improvvisati;Libano: grande uso da parte degli Hezbollah per attaccare le forze israeliane, dopo l’invasione delLibano nel 1982;

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  • Cecenia: usati dai ribelli contro le forze russe;Iraq: dal luglio 2003, la tecnica IED è stata impiegata contro i veicoli delle Forze della Coalizione,causando ben il 38% di perdite tra le truppe americane. Per quanto riguarda i VBIED, secondole stime riportate nell’ ultima edizione dell’“IRAQ INDEX” 6, nel 2004 i veicoli bomba (auto-vetture, autocarri,motociclette), hanno causato il 60% delle vittime tra le forze di polizia irachenee tra i civili. Secondo questo documento, nel 2005, sono state condotte ben 873 azioni di questotipo, circa il 50% in più dell’anno precedente. Mentre nel 1° semestre 2007, rispetto al periodogiugno-dicembre 2006, si è verificato un incremento del 12% con 340 attacchi condotti con la tec-nica IED.

    Secondo fonti del Washington Post, il numero di attacchi condotti nell’ estate 2006 conIED/VBIED, era in costante ascesa7, quattro volte tanto i dati del gennaio 2004. Nel solo mesedi giugno 2006, si sarebbero verificati 1480 attacchi IED, mentre 903 IED sarebbero stati disat-tivati8, mettendo così in luce un notevole incremento rispetto ai dati di gennaio, quando il nu-mero degli ordigni esplosi e disattivati erano rispettivamente 834 e 620. Nel successivo mese diluglio è stato riportato che il numero totale di attacchi, aveva superato quota 2500, di cui oltre1500 esplosi e 950 neutralizzati9. Secondo Montgomery Meigs, capo della struttura interforze al-lestita per far fronte a questa minaccia, nel mese di agosto 2006, si sarebbero verificati 1200 at-tacchi IED10. La frequenza di questo tipo di azioni è da considerarsi un indicatore di aumentatacapacità dell’ avversario, in relazione al fatto che la messa in opera di IED sofisticati, richiede unarete che parte dal finanziatore fino a comprendere il costruttore, il posatore che colloca gli esplo-sivi e l’attivatore che li fa esplodere mentre i veicoli della Coalizione transitano nei pressi deglistessi11. Meigs ha riferito che i mezzi più letali, entrati in azione nell’estate del 2005, sono gliesplosivi a carica cava ( cosiddetti “Shaped Charge Explosive” 12 o “anti-armor IED” ) fino agli ul-timi tipi autoforgianti ( Explosively Formed Projectile EFP )13, capaci sia di perforare le protezionidei mezzi corazzati, sia quelle poste sui lati dei mezzi tattici per il trasporto del personale di fan-teria leggera.

    Per chiarire, ad uso dei non addetti ai lavori, vi è una sostanziale differenza tra un IEDtipo EFP e uno Shaped Charge.Il primo sfrutta l’effettoMisznay-Schardin, principio che si basa sull’azione cinetica, studiato e spe-rimentato da un esperto di esplosivi ungherese Misznay con il Dr. Hubert Schardin14.

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    6 Iraq Index, Tracking Variables of Reconstruction & Security in Post-Saddam Iraq. Ed.Novembre 2006www.brocking.edu/iraqindex

    7 Ann Scott Tyson,“Army Faces Rising Number of Roadside bombs in Iraq”,Washington Post,Septem-ber 8, 2006

    8 Michael R. Gordon, “A Platoon’s Mission: Seeking and Destroying Esplosive in Disguise”,New YorkTimes, July 12, 2006. Citato da Cordesman Iraq’s Evolving Insurgency CSIS, 20 sept. 2006 pag. 37

    9 Michael R. Gordon, Mark Mazzetti and Thom Shaker, “Insurgent Bombs Directed at G.I.’s Increasein Iraq”, New York Times, August 17, 2006. Citato da Cordesman Iraq’s Evolvine Insurgency CSIS, 20 sept.2006 pag. 37

    10 Ann Scott Tyson, “Army Faces Rising Number of Roadside bombs in Iraq”, Washington Post, Sep-tember 8,2006

    11 Cordesman: Iraq’s Evolving Insurgency, CSIS, 27 sept. 2006, pag. 3812 Shaped Charge Explosive: ordigni esplosivi a carica cava ttp://en.wikipedia.org/wiki/Shaped_charge

    e http://www.llnl.gov/str/Baum.html13 Explosively Formed Projectile: ordigno anticarro autoforgiante http://en.wikipedia.org/wiki/Misz-

    nay-Schardin_effect http://www.afrlhorizons.com/Briefs/Dec04/MN0407.html14 E’ storicamente noto che entrambi svilupparono mine anticarro per la Germania nazista

  • Il secondo, invece, sfrutta il principio scoperto nel 1888 da Charles Munroe che aveva compresocome si potevano sfruttare i gas ad alta pressione per stampare sigle sui metalli. Tale tecnica svi-luppata poi dal tedesco Egon Neumann nel 1910 con esplosivo TNT, venne sfruttata per scopibellici solo nella seconda guerra mondiale.

    Con il crescere delle contromisure attive e passive assunte dalla Coalizione, l’avversarioha reagito con flessibilità indirizzandosi verso obiettivi più vulnerabili e mediaticamente appa-ganti, quali convogli logistici e/o di supporto, le forze di sicurezza irachene ed obiettivi più sem-plici da raggiungere (“soft target ), come la popolazione civile. Analogamente sono state prese dimira le attività congiunte tra la Coalizione e le forze di sicurezza irachene, che rappresentanoormai l’80% delle azioni operative sul terreno. E’ da rilevare che la minaccia IED ha di fatto con-dizionato in modo significativo l’attività dei rifornimenti e la tendenza a devolvere tali operazionia compagnie civili a contratto15. L’aumento di questo tipo di azioni ha anche comportato l’incre-mento delle scorte e delle risorse umane necessarie per gestirle, incidendo così sui costi dell’ope-razione, in termini sia di budget sia di personale.

    Analizzando le modalità d’attacco ed i relativi obiettivi, da un lato emerge l’elevato impatto me-diatico dell’azione suicida, dall’altro l’assioma che l’attentatore non sempre costituisce il mezzoottimale per un attacco. In molti casi, infatti, normali “ordigni a tempo” avrebbero prodotto glistessi effetti dell’ azione kamikaze16, il cui valore aggiunto, come accennato, deriva dall’impattopsicologico e mediatico amplificato dal simbolismo del martirio in nome di un ideale religioso.Non bisogna dimenticare che, anche se può sembrare cinico per la nostra cultura, il costo di unattentatore suicida è piuttosto basso. Sebbene i dati ufficiali al riguardo siano scarsi e difficilmenteverificabili, sino all’agosto 2005 sembra che solo il 10% di coloro che si sono prestati a tali azioni,

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    15 Anthony H. Cordesman with the assistance of Eric M. Brewer and Sara Bjerg Moller, “Iraq’s Evolv-ing Insurgency and the Risk of Civil War”, 27 settembre 2006 pag. 125

    16 Kamikaze: attentatori suicidi.17 Anthony H. Cordesman “Iraq’s Evolving Insurgency and the Risk of Civil War”, pag. 118 e seguenti.

    Center for Strategic and International Studies (CSIS) in data 26 aprile 2006

  • fossero cittadini iracheni. Si trattava, per la maggior parte, di stranieri reclutati da associazionifondamentaliste islamiche provenienti da svariate parti del mondo: Nord Africa, Sudan, Gior-dania, Siria, Arabia Saudita, Afghanistan e Pakistan17 ma anche cittadini europei. Sebbene man-chino informazioni affidabili circa il “profilo tipo” di un attentatore suicida, da una prima analisi,emerge che molti di essi vengono scelti tra le falangi più estremiste, dove il fanatismo li inducea ricercare il martirio senza bisogno di una lunga fase di preparazione. Di massima, comunquesi tratta di giovani non coniugati, sebbene si possano annoverare casi contrari. Inoltre, non bi-sogna dimenticare che chi sta dietro la scena predispone, all’insaputa dei “protagonisti”, mezzidi controllo manuale o automatico in modo tale da assicurare il buon fine dell’ azione in caso diindecisioni dell’ultimo momento.

    I tipici obiettivi scelti dai kamikaze, come già detto, sono i cosiddetti obiettivi “soft”, ossia quelliche vedono maggiormente coinvolti i civili. Mentre gli IED sono prevalentemente scelti per col-pire le Forze della Coalizione e quelle di sicurezza irachene, i “kamikaze” vengono usati per col-pire aree difficili da raggiungere o protette da dispositivi di sicurezza ad anelli concentrici. E’ dasottolineare il fatto che anche quando gli attentati non riescono a conseguire il risultato speratoin termini di vittime, comunque conseguono l’obiettivo mediatico. In Iraq, ad esempio, la notiziache un gruppo sunnita ha attaccato gruppi sciiti o curdi, oppure colpito altri sunniti18 che si sonoarruolati nelle forze di polizia, costituisce destabilizzazione, ispirando la logica della vendetta set-taria e il pericoloso circolo vizioso della violenza etnica.

    Per attaccare le Forze della Coalizione, l’avversario sfrutta soventemente particolari situazioni

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    18 Oltre il 90 per cento dei musulmani è sunnita. La differenziazione nasce dal contrasto sulla modalità disuccessione al Profeta: i capi della comunità islamica (umma), che chiamiamo califfi, o con il termine generico diimàm (guida), si dividono tra chi riteneva che a succedere a Maometto dovessero essere i suoi familiari e chi in-vece credeva che potessero essere i suoi collaboratori più stretti. Con il passare dei secoli si sono create distinzionianche in campo giuridico o nelle formule di preghiera. Ma sono distinzioni minime. Entrambi non consideranogli altri eretici ma musulmani che sbagliano.

  • quali concentrazioni di individui nei mercati all’aperto, nelle stazioni ferroviarie o degli autobus.Nella maggior parte dei casi si tratta di azioni coordinate così che alle pattuglie miste della Coa-lizione ed irachene che accorrono sul luogo del disastro, è tesa un’ imboscata con armi leggere.In altri casi, dopo aver posizionato un IED sulla strada di accesso ad una base operativa si effettuail tiro di razzi o colpi di mortaio allo scopo di far uscire la squadra di pronto intervento che puòcosì facilmente divenire a sua volta bersaglio dell’ IED stesso. A queste si aggiungono altre azioni,quali quelle di nascondere ordigni nelle carcasse di animali, nei cadaveri ed in oggetti che possonoattirare l’attenzione delle pattuglie.L’avversario come già detto, recluta la maggior parte degli attentatori al di fuori dei confini ira-cheni. Tuttavia, in alcune aree del Paese19, per esempio a Falluja, esistono ancora gruppi prontialla lotta estrema in difesa dei loro interessi. Anche molti giovani iracheni hanno avuto un ruoloattivo negli attacchi contro la Coalizione e le forze governative, alcuni assoldati dagli ideatoridegli attentati, altri utilizzati per svolgere missioni, parafrasando il titolo di un famoso film,“quasi impossibili”.Tra i gruppi terroristici che in passato hanno impiegato IED, sono da annoverare gli Hezbollah20,come già detto precedentemente, i quali hanno spesso associato l’utilizzo di ordigni esplosivi adimboscate, una tecnica ereditata dal conflitto contro i sovietici in Afghanistan. In Iraq, la mas-siccia presenza di arsenali a cielo aperto/armi ha favorito l’utilizzo degli IED e dei VBIED. Bastipensare che al crollo del regime di Saddam, circa 400 tonnellate di esplosivo al plastico tipo RDX,sarebbero scomparse dal deposito di Qaqaa. Quello che più ha stupito gli analisti, è stato lo svi-luppo di ordigni in cui, abbinati ai metodi tradizionali di impiego dell’esplosivo, sono state pre-disposte nuove tecnologie e/o tecniche sofisticate di difficile neutralizzazione. Gli avversari,infatti, hanno iniziato con semplici IED molto simili alle trappole esplosive; successivamente sisono evoluti utilizzando nuovi sistemi di detonazione sempre più sofisticati con alto grado di ef-ficacia, malgrado l’adozione di contromisure attive e passive da parte delle truppe della Coali-zione. Rapidamente si è passati dalla classica tecnica di attivazione a pressione a quella del radiocomando a distanza e ad altre che prevedono l’utilizzo di telefoni cellulari (GSM), sino all’ atti-vazione di sistemi a fotocellula o infrarossi reperibili sul libero mercato (simili a quelli presentinei sistemi di apertura automatizzata dei cancelli elettrici o in quelli dei sistemi d’allarme)21.La preparazione degli attacchi è meticolosa ed accurata, sebbene un’attenta osservazione possafornire spunti per un’ efficace attività di prevenzione. I veicoli impiegati, gli itinerari utilizzati,il tipo di convogli, gli orari ed il grado di protezione, sono elementi che vengono studiati ed ana-lizzati dall’avversario per pianificare un attacco. Giust’ appunto, in Iraq, gli obiettivi preferitisono proprio i convogli. La strada più famosa è la cosiddetta Route Irish, un’ autostrada a 4corsie lunga circa 12 chilometri che collega il centro all’aeroporto internazionale di Baghdad.Route Irish è stata a lungo considerata la strada più mortale in Iraq dai giornalisti, mentre leForze della Coalizione, l’hanno denominata “il viale degli IED”22.Talvolta all’ azione esplosiva viene associata una azione di disturbo che può essere precedente al-l’esplosione. In questo caso lo scopo è quello di distrarre la pattuglia ingaggiandola. In altri casiil disturbo avviene in una fase successiva ed ha lo scopo di rallentare l’opera di soccorso da partedei mezzi non direttamente coinvolti. In altri scenari si mira a colpire i primi soccorritori inter-

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    19 Ivi, pag.12120 Ivi, pag.12121 Ivi, pag. 122-12322 Relazione per il Parlamento sui fatti del 4 marzo 2005 pag. 6 (precisazioni sul contesto ambientale)

  • venuti sul posto. Un’altra tecnica è quella di posizionare l’ordigno sfruttando avvallamenti ebuche nelle strade, sostituire tratti di marciapiede o muretti nelle immediate vicinanze della viaprincipale. E’ evidente che azioni complesse prevedono una fase di preparazione che espone mag-giormente gli attentatori, oggetto a loro volta di osservazione. In ogni caso, quando c’è un com-plice supporto della popolazione locale l’esecuzione è notevolmente semplificata.

    Effetti e contromisure per ridurre il danno

    E’ interessante prendere in esame il trend degli IED esplosi e di quelli disattivati nel periodo gen-naio 2004 - settembre 2006. Mettendo a sistema i dati dell’ Iraq Index23 e di una serie di rapportidel Centro Studi Strategici24, si può ipotizzare il grafico in figura sottostante. Appare doverosoricordare, che i dati che seguono, sono frutto di una stima, probabilmente accurata, volta a rap-presentare la realtà dei fatti.Secondo queste stime il numero totale di IED esplosi e disattivati, ha superato quota 500 nelmarzo 2004, raggiunto quota 1000 nell’ottobre dello stesso anno, 1500 nell’ agosto 2005, 2000 nelgennaio 2006 e oltre 2500 nel settembre 2006. In sostanza, in soli 30 mesi la minaccia, misuratain termini di numero di IED, è aumentata di cinque volte. Riferendosi al numero degli ordigniesplosi, il trend conta quota 500 nel maggio 2004, livello 1000 nell’ agosto di un anno dopo ed ilsuperamento di quota 1500 nel luglio 2006.Per avere un’ idea di quanto sia statisticamente alto il numero di caduti americani e della Coali-zione a causa degli IED, basti sapere che le vittime di tali attacchi, hanno quasi raggiunto quota1000 nel periodo marzo 2003 – ottobre 2006. In termini complessivi, analizzando un arco ditempo di 3 anni, circa il 35% dei caduti è stato causato dagli IED in tutte le loro varianti. Restrin-gendo l’intervallo temporale al periodo da marzo 2005 all’ ottobre 2006, l’incidenza delle vittimeda IED su base mensile è superiore al 65%. In particolare, nel luglio 2005, settembre 2005 e marzo2006, ha addirittura superato l’80%.Conclusioni analoghe, se non peggiori, si possono trarre dalle perdite tra le forze di sicurezza ira-chene e tra la popolazione civile anche se, per la verità, su questo tema non sono disponibili datiattendibili. Cordesman osserva che se si considerano i dati riferiti al periodo 2004/2005, la per-centuale delle perdite globali dovuta ad IED, supera il 60%25.Ovviamente gli statunitensi hanno da subito cercato di contenere i danni.Innanzitutto, si è reso necessario incrementare le protezioni passive poiché l’IED è un’armascelta dall’avversario. Come prima misura si è provveduto ad incrementare la protezione dei vei-coli con lamiere ed altri dispositivi di protezione balistica. Le corazzature aiutano, anche sottoil profilo psicologico, sebbene il corrispondente appesantimento dei mezzi abbia a sua volta in-crementato il tasso di avarie alle sospensioni ed ai propulsori, che già lavoravano al limite delleprestazioni in relazione alle elevate temperature ed alle pessime condizioni delle strade. Alle mi-sure passive, sono stati associati anche sistemi attivi di disturbo detti “jammer”26 che hanno loscopo di interdire il funzionamento degli attivatori radio comandati, usati dagli avversari.Poiché tali sistemi producono interferenze sulle comunicazioni radio, le pattuglie si sono talvolta

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    23 Iraq Index, “Tracking Variables of Reconstruction & Security in Post-Saddam Iraq” pag. 23www.brocking.edu/iraqindex

    24 Anthony H. Cordesman, Iraqi Insurgency 24 aprile 2006 pag. 71 e Anthony H. Cordesman “Iraq’sEvolving Insurgency and the Risk of Civil War”, 27 settembre 2006 pag. 125 del CSIS

  • trovate di fronte ad una scelta obbligata: comunicazioni o contromisure attive. Mentre i distur-batori sono efficaci contro sistemi radiocontrollati, l’influenza è nulla sugli attivatori passivi,quali quelli a fotocellula o infrarossi che, come già specificato utilizzano una tecnologia difficil-mente neutralizzabile. Si evidenzia che in Iraq gli IED vengono realizzati con esplosivi disponibilia cielo aperto (es. granate) combinati a nuove tecniche di impiego sperimentate ed importate dalvicino Iran.Di conseguenza, il Pentagono ha iniziato programmi di ricerca e sviluppo nel settore delle con-tromisure IED, finanziando un budget di 1,5 miliardi di dollari27. La Bae System si è aggiudicataun contratto del valore di 80 milioni di dollari per la realizzazione di 4000 sistemi disturbatorida fornire ai reparti in Iraq ed Afghanistan28.Nonostante ciò, gli IED, sono tra i pochi mezzi di lotta che continuano a causare numerose vit-time a cui non è stata trovata una vera risposta ma soltanto misure tampone. L’utilizzo di IED,ha anche comportato notevoli costi indiretti. Il più importante riguarda il largo impiego di eli-cotteri per il trasporto del personale e materiali tra le varie basi limitando il più possibile i mo-vimenti via terra.Il rischio connesso agli IED, nonostante tutto, può essere ridotto. Si stima che l’addestramentosulle tecniche e tattiche dell’avversario, possa arrivare ad abbattere il rischio del 50%, mentre latecnologia di disturbo e la protezione sono efficaci nel 20 – 25% dei casi. Per il rimanente 25 –30%, ci si deve affidare al caso, alla fortuna ed all’ imperizia del costruttore, del posatore o dell’attivatore.L’addestramento e la condivisione delle lezioni apprese sull’ evoluzione delle metodologie di at-tacco, sembrano costituire via maestra da seguire. Entrambi, infatti, agiscono in termini di pre-

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    Fonti: 1) Iraqi Index Edizione 30 ott. ’06; 2)Cordesman, Iraq’s evolving insurgency, sett. 06Si precisa che i dati del sopra indicato grafico, sono limitati al sett. ’06, in quanto il Comando US fornisce statistiche su unperiodo annuale e, non è stato possibile reperire dati su fonte aperta relativi al 2007.

  • venzione e pertanto possiedono maggiore efficacia. In proposito, sono stati realizzati centri diaddestramento contro-IED dove il personale viene preparato a riconoscere, individuare ed adot-tare tutte le misure preventive. L’evoluzione della minaccia, viene inoltre costantemente moni-torata nei teatri iracheno ed afgano, utilizzando le cosiddette Task Force counter-IED che fannocapo al Comando “Joint Improvised Device Defeat Task Force”, situato a Fort Irwin in California.Presso un altro centro, attivo dal 2005 a Elgin in Florida, viene condotto un addestramento piùorientato all’impiego dei robot e degli UAV contro gli IED29.Nel luglio 2005 è stato pubblicato dal centro lezioni apprese di Fort Leavenworth, un ottimo ma-nuale finalizzato al contrasto della minaccia IED. Malgrado gli sforzi ed i passi in avanti compiutidalla Coalizione, la minaccia IED rimane tuttavia immanente.

    Conclusioni

    La minaccia IED in tutte le sue forme, rimane la fonte principale di vittime nella Coalizione apartire dal maggio 2005 e, di converso, la principale preoccupazione, giacché nel 2005 il numerodegli attacchi (10953) è pressoché raddoppiato rispetto all’anno precedente (5606). Qualora l’at-tuale trend venga mantenuto, come è probabile, considerando che nel 2006 si sono avuti circa18.000 attacchi IED e VBIED, ne30l 2007 questa cifrà subirà un incremento. La questione degliIED in Italia è stata l’oggetto di una interrogazione parlamentare alla Commissione Difesa30 .L’interrogazione affrontava la questione della protezione dei reparti militari italiani impiegati inAfghanistan prendendo spunto da una presunta formalizzazione da parte delle Forze Armatestatunitensi di un contratto per la fornitura di 4000 apparati elettronici per l’interdizione degliordigni improvvisati ( RC – IED - Radio Controlled Improvised Esplosive Devices ) la cui fornituraè stata completata nell’ottobre 2006. Nell’ occasione, il rappresentante del Governo comunicavache il 19 settembre 2006, era stata avviata la procedura per l’approvvigionamento di sistemi di-sturbatori con conseguente richiesta di un’ offerta tecnico-economica da parte di tre aziende.E’ indubbio che la minaccia IED non rimarrà confinata nel teatro iracheno e si diffonderà altrovedove i nostri militari sono impegnati. Pertanto, per contenere il numero delle possibili vittimeappare assolutamente prioritario:− incrementare la sicurezza passiva, campalizzando una nuova famiglia di veicoli dotati di idonea

    corazzatura ed in grado di essere rinforzata con pannelli multistrato. Rinforzare gli attualiveicoli apparirebbe controproducente perché sarebbe necessario provvedere a nuove moto-rizzazioni, cambi e sospensioni;

    − allocare fondi per la realizzazione di misure attive quali disturbatori elettronici,tenendo pre-sente che le contromisure attive si sono rivelate efficaci limitatamente ad alcune categorie diIED;

    − sul modello americano, costituire una task force per analizzare le tecniche dell’ avversario edottimizzare le nostre procedure tecnico tattiche. L’elemento chiave per contrastare efficace-

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    25 Ivi, pag. 12326 Ivi, pag. 124 - 12527 Ivi, pag. 12428 Pagine di difesa, 28 settembre 200629 Anthony H. Cordesman “Iraq’s Evolving Insurgency and the Risk of Civil War”, pag. 118 e seguenti.

    Center for Strategic and International Studies (CSIS) in data 26 aprile 2006, pag. 12430 IV Commissione Lavori della Camera, mercoledì 11 ottobre 2006. Risposta all’interrogazione di Cos-

    siga-Valentini.

  • mente la minaccia IED rimane comunque la condivisione, in ambito coalizione/alleanza, delletecniche, delle tattiche e delle procedure dimostratesi efficaci;

    − creare zone di addestramento specifico per il contrasto degli effetti degli IED e realizzare unsistema di formazione a distanza che consentano di testare l’individuo sulle caratteristichedegli IED, sulle tecniche di base utilizzate dall’avversario, sugli indicatori di presenza di taliordigni,sull’identificazione dei componenti di un IED e sulle tecniche di contrasto che si sonorivelate vincenti. Il fine ultimo, in questo caso, è sviluppare la capacità di muoversi in ambienteIED, soprattutto durante l’esecuzione di azioni di pattuglia e nel movimento di convogli.

    L’adozione dell’insieme di queste misure potrebbe ridurre sensibilmente il rischio e quindi con-tenere il numero delle vittime. Richiede tuttavia un consistente sforzo finanziario e di risorseumane, che costituisce però un obbligo prioritario al fine di salvaguardare le vite dei nostri sol-dati.

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    31 Iraq Index. “Tracking Variables of Reconstruction & Security in the Post-Saddam Iraq” Brookings In-stitution di Washington, 30 ottobre 2006.

    Analisi Fonte Iraq INDEX Periodo 2003 – 2007

    I dati ufficiali delle perdite di militari della Coalizione in Iraq derivanti dalla minaccia IED nonsono stati catalogati da fonti aperte. Esiste solo un documento “Iraq Index”31, in cui sono reperibilidati aggregati relativi ai soli caduti statunitensi.In questa scheda, con l’ausilio di grafici esplicativi elaborati sulla base dei dati del citato docu-mento, si cercherà di porre in evidenza l’incidenza degli IED nelle cause di decesso limitatamenteai militari americani in Iraq. E’ bene sottolineare che i dati forniti dall’ “Iraq Index”, non possie-dono un elevato grado di affidabilità poiché si basano sul solo rapporto iniziale relativo alle causedel decesso. Consentono, tuttavia, di fornire un quadro sufficientemente chiaro in assenza difonti ufficiali.

    Nel grafico sopra è illustrato il trend cumulativo dei caduti relativo alle forze statunitensi e quelledi sicurezza irachene (Esercito e Polizia). Non sono indicate, come già riportato, le perdite subitedagli altri Paesi che compongono la Coalizione multinazionale.Nel dettaglio, per quanto riguarda le perdite americane, risulta evidente che in sette occasionisi è raggiunta e superata la quota 100 caduti nell’ arco di un mese: 135 nel mese di aprile e 137nel novembre 2004, 107 nel gennaio 2005, 105 nell’ ottobre 2006, 115 nel dicembre 2006, 104 nell’aprile 2007 e 127 nel maggio 2007. Il raggiungimento per la settima volta della tripla cifra nellaconta dei decessi, è il combinato di una serie di fattori che, in un concentrato temporale e conuna contemporaneità anche causale, ne ha determinato la portata.Ad una criminalità sempre presente si deve sommare un ricorrente e ciclico “j’accuse” da partedelle milizie nei confronti della presenza militare, attività che si manifesta con una escalation ed

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    una reiterazione in tempi ravvicinati di atti ostili. A ciò si devono aggiungere i periodi di mag-giore criticità dovuti a difficoltà contingenti nel mantenere l’ordine pubblico e condizioni di si-curezza. Ultimo fattore, seppur periodico, che possiamo definire “di riflesso”, sono gli attacchicompiuti per influenzare l’opinione pubblica americana nella prossimità temporale di grandieventi politici quale le elezioni presidenziali, il rinnovo del Congresso, varo di leggi importantie significativi atti di politica estera.Il trend delle vittime tra le forze di sicurezza irachene, a partire da novembre 2003, è rimastosopra quota 100, raggiungendo le punte di 300 nel novembre 2004, superando tale livello nel pe-riodo maggio-ottobre 2005. A questi dati vanno aggiunti quelli relativi alle numerose perdite divite umane tra la popolazione civile, al momento non disponibili. L’ottobre “nero” del 2006, haregistrato più di 300 vittime (100 americani e 204 tra le forze di polizia irachene), cartina tornasoledi una situazione complessa che periodicamente degenera. Anche in questo campo, vale quantogià specificato in altra parte, ovvero che i dati da fonti aperte, non sempre sono attendibili.Nel grafico soprastante i caduti per cause ostili sono ripartiti in cinque categorie:− da IED;− da veicoli bomba;− da razzi/mortai;− da incidenti che hanno coinvolto elicotteri;− da fuoco avversario.

    E’ interessante notare che la minaccia IED, assente durante l’invasione da marzo a giugno 2003– un periodo nel quale prevalevano le vittime da fuoco avversario ( 40 – 50 ) e da abbattimentidi elicotteri – ha in seguito preso piede progressivamente, stabilizzandosi su un numero di vittimecomunque mai superiore alle 21 unità per mese nel periodo settembre 2003 – dicembre 2004. Apartire dal gennaio 2005 la minaccia IED si è fatta più aggressiva in termini di vittime umane conuna punta di 57 caduti nell’ ottobre 2005.

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    La minaccia VBIED, ha visto il suo picco nel periodo settembre – novembre 2004, discendendopoi progressivamente in parallelo a seguito dell’adozione di misure di protezione sempre piùstringenti contro i veicoli bomba32, generalmente di tipo kamikaze. E’ opportuno sottolineareche l’incremento della sicurezza degli apprestamenti campali, ha spostato l’azione dei veicolibomba sulle stazioni di polizia e contro i civili, per la maggior parte di stirpe sciita.Razzi e mortai hanno procurato numerose vittime, soprattutto nel periodo marzo – novembre2004. La minaccia in termini di attacchi non è diminuita; ciò che invece è calata, è la loro efficaciagrazie all’adozione di dispositivi di protezione ( Twall, eco bastion etc…) e delle predisposizioniper la sicurezza delle basi.Le vittime a causa di incidenti con elicotteri, appaiono sporadiche, ma sostanziali. Di rilievo,oltre al periodo dell’invasione, i mesi di novembre 2003, gennaio 2004, 2005 e 2006 in concomi-tanza con le fasi di transizione del Governo iracheno.Il numero delle vittime causate da azioni di combattimento presentano picchi nel corso dellafase di combattimento, nell’aprile 2004 durante la fase di transizione dell’ establishment irachenoe nel novembre 2004 in coincidenza con il cambio dell’amministrazione americana, sino all’ot-tobre 2006, mese precedente le elezioni per il rinnovo del Congresso americano.E’ da rilevare che, nella tarda primavera del 2005, avevano fatto la loro comparsa i cosiddetti“shaped charge explosive” 33o “anti armor IED” e gli EFP (explosively formed projectile )34, già pre-cedentemente menzionati. La media delle vittime da allora appare più che raddoppiata, rispettoal periodo antecedente la primavera 2005.Quest’ ultimo aspetto risulta ancor più evidente nellaprossima figura. Il grafico ripartisce le vit-time in due categorie: vittime da IED/VBIED e vittime da altri atti ostili. Dalla lettura del grafico,si conferma quanto detto in precedenza.Nel periodo luglio 2003 – dicembre 2004 il tasso medio di vittime da IED/VBIED è oscillato dal20 al 40% del totale, con una punta del 75%. Da marzo 2005 fino ad ottobre 2006, il numero dellevittime a causa di IED/VBIED, per ciascun mese, si è stabilizzato sopra il 50% del totale dellevittime, con una media per mese superiore al 60%. In tre casi, luglio 2005, settembre 2005 emarzo 2006, la media mensile ha addirittura oltrepassato la soglia dell’ 80%. La relativa riduzionepercentuale nel periodo compreso tra giugno ed ottobre 2006, è anche conseguenza della cam-palizzazione di dispositivi di protezione sia attiva che passiva.I dati riportati si riferiscono alle sole forze armate americane, le quali possiedono il meglio in ma-teria di contrasto agli IED. In termini complessivi, se dovessimo inserire anche le perdite soffertedagli altri Paesi, la media di vittime su base mensile a causa di IED/VBIED, sarebbe probabil-mente superiore.

    32 La minaccia VBIED, si è concretizzata nei confronti del contingente italiano nei periodi considerati.33 Shaped charge explosive: ordigni esplosivi a carica cava http://en.wikipedia.org/wiki/shaped_charge

    http://www.llnl.gov/str/Baum.html34 Explosively Formed Projectile: ordigno anticarro autoforgiante http://en.wikipedia.org/wiki/Misz-

    nay-Schardin_effect http://www.afrlhorizons.com/Brief/Dec04/MN0407.html

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    Contributo tratto da fonti aperte (vedasi note) eall’esperienza professionale maturata in T.O. nelperiodo aprile – novembre 2006

  • 4.9 LE OPERAZIONI CONTROINSURREZIONALI

    Col.f. (par.) s.SM Francesco DE LUCA

    Introduzione

    La situazione operativa determinatasi nel teatro iracheno al termine delle maggiori operazionidi combattimento, conclusesi con il crollo del regime di Saddam Hussein, ha riportato d’attua-lità una particolare tipologia di conflitto: la controinsurrezione (COIN). Tale situazione ècaratterizzata da un altissimo livello di violenza e le forze della coalizione così come quelle disicurezza irachene si ritrovano a fronteggiare un nemico che non mira a sconfiggere l’avversa-rio ma a logorarlo impiegando procedure di combattimento non convenzionali e il terrorismo.La COIN è un conflitto asimmetrico che, come la storia insegna, spesso vede prevalere il con-tendente che ha una minore disponibilità sia qualitativa sia quantitativa d’armamenti, mezzi edequipaggiamenti. Al riguardo basti rammentare l’esperienza delle FA francese in Algeria, oppu-re di quelle statunitense e sovietiche rispettivamente in Vietnam ed Afghanistan. Pertanto lapeculiarità di questo conflitto asimmetrico è l’impossibilità di garantirsi la vittoria tramite unapur schiacciante superiorità militare ed economica.La COIN, a parere di molti analisti militari, rappresenterà la tipologia d’impiego più onerosaper le FA occidentali nei prossimi anni. Tale ipotesi si basa sul fatto che le potenze occidentaliposseggono una capacità militare ed una tecnologia nettamente superiori a quella di potenzia-li nemici, pertanto è probabile che questi ultimi eviteranno lo scontro in campo aperto e adot-teranno una strategia, tesa a logorare politicamente e militarmente l’avversario e, come conse-guenza, a fargli perdere il supporto dell’opinione pubblica locale e internazionale, scatenandoil crollo del suo fronte interno.In conclusione, questo ipotetico nemico, non potendo sconfiggere le potenze occidentali sulpiano militare, cercherà di resistere militarmente e vincere politicamente: questo secondo ilprincipio basilare dell’insurrezione.In tale quadro, lo scopo di una campagna COIN deve essere quello di vincere il conflittoinnanzitutto sotto l’aspetto politico, cercando la sinergia delle iniziative di natura militare,sociale, economica e logicamente politica.L’importanza della tematica COIN è confermata dal fatto che la AJP 3.2 B – la nuova dottrinacongiunta delle operazioni terrestri della NATO – individua proprio in essa uno dei quattro

    Predominant Campaign Themes1 che le Forze dell’Alleanza devono essere in grado di gestire alivello operativo. Inoltre, le FA statunitensi, hanno recentemente prodotto il Field Manual(FM) 3-24 che ha per soggetto la COIN. Tale manuale è stato elaborato per colmare una gravelacuna dottrinale, il cui superamento si è rivelato fondamentale per far fronte alle sfide attuali(Iraq ed Afghanistan) e future dell’organizzazione militare statunitense nel contesto della guer-ra globale al terrorismo. L’elaborazione della succitata pubblicazione è stata diretta dal Gen.David Petraeus, attualmente Comandante della Forza Multinazionale – Iraq (MNF- I).Di seguito si procederà all’analisi dell’insurrezione, così da intenderne i principi fondamentali

    1Gli altri sono: il Peace Military Engagement, il Peace Support ed il Major Combat

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  • e – alla luce di questi – delineare le strategie e le tattiche degli insorti. Si passerà poi allo studiodelle COIN, delle loro peculiarità, dei loro principi ispiratori e delle procedure da applicareper una loro corretta pianificazione ed esecuzione. Infine, come studio di caso pratico d’impie-go, sarà effettuata una breve descrizione della nuova strategia che le forze della coalizione, con-giuntamente a quelle di sicurezza locali, stanno applicando in Iraq. Questo ci aiuterà a com-prendere come si stia cercando di implementare sul terreno i principi e le procedure operativedella dottrina COIN descritte nel succitato FM.

    L’insurrezione

    GeneralitàEsistono varie definizioni di insurrezione. Una molto efficacia è quella che la definisce comeuna lotta politica militare condotta con metodologia e protratta nel tempo per indebolire e/o otte-nere il cambiamento di un ordine esistente. In particolare, lo scopo può essere il rovesciamentodelle istituzioni esistenti in un Paese o la sottrazione al controllo dello stato centrale una partedi territorio nazionale o, ancora, il conseguimento dell’indipendenza da una potenza occupan-te.In alcuni casi l’insurrezione può avere una dimensione transnazionale come ad esempio quellacondotta negli anni settanta in Centro America da gruppi rivoluzionari marxisti, o quella cheattualmente Al Qaida sta conducendo contro i regimi arabi moderati.L’insurrezione si basa sul seguente concetto: una superiore volontà politica, se utilizzata appro-priatamente, può sconfiggere un potere economico e militare di gran lunga superiore. In parti-colare, l’obiettivo degli insorti è convincere gli avversari che lo scopo strategico prefissato èirraggiungibile, ovvero più gravoso che vantaggioso. Pur essendo l’insurrezione una forma dilotta molto antica, gli insorti hanno saputo adeguare le loro strategie e le loro tattiche ai nuoviscenari strategici ottimizzando l’uso della tecnologia disponibile. Tanto per indicare una casospecifico è sufficiente citare l’uso che l’insurrezione irachena fa dei canali di comunicazionequali, per esempio, INTERNET: in tal modo, oltre a sostenere e divulgare la sua linea d’azio-ne in via militare, lo fanno anche in via mediatica, senza trascurare il fatto che spesso i mediadivengono ottimi strumenti per analizzare la situazione politica/sociale di paesi consideratinemici.Un’insurrezione – per iniziare, continuare ed avere successo – dovrà legarsi ad una causa checatalizzi il consenso di quanta più gente possibile e dovrà verificarsi in un Paese con istituzionideboli ed una situazione socio economica degradata. La causa potrà avere natura religiosa, etni-ca, ideologica, economica, ecc., oppure dipendere dall’interazione di due o più di tali fattori2.Di solito nasce da problematiche e contenziosi irrisolti, ma può anche venire creata o esaspera-ta utilizzando artatamente la disinformazione.Ricordiamo, inoltre, che è proprio la debolezza delle istituzioni a consentire alle forze insurre-zionali prima di sopravvivere e poi di espandersi e raccogliere adesioni.

    Il movimento insurrezionaleUn movimento insurrezionale normale consiste nelle seguenti componenti:− eader, che tracciano la direzione strategica dell’insurrezione; il loro potere è basato su uno o

    più di questi fattori: carisma personale, preparazione culturale/rivoluzionaria/militare, una

    2Ad esempio in Iraq l’insurrezione è di natura nazionalistica e religiosa

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  • posizione di potere preesistente (ad esempio un leader religioso, politico e/o tribale puòdivenire il capo di un movimento insurrezionale); è un loro onere trasformare la massa diseguaci in un’organizzazione idonea a condurre la lotta politica militare;

    − combattenti, che conducono le operazioni militari offensive e difensive, le attività terroristi-che, le attività finalizzate a garantire la sicurezza dei rifugi (safe houses) e delle infrastruttu-re più importanti (centri di comando, fabbriche di IED e VBIED, depositi clandestini), non-ché della leadership e delle attività addestrative, finalizzate a fornire un’adeguata preparazio-ne militare ai nuovi insorti;

    − quadri politici, che operano sulla base delle direttive della leadership. Il loro compito è quel-lo di implementare la linea operativa politica del movimento insurrezionale facendo cono-scere alle masse il messaggio (politico/religioso/sociale/nazionalistico) del movimento.Pertanto operano ispirandosi a ideologie politiche, a dottrine religiose, a teorie nazionalisti-che, ecc. In alcuni casi possono dar vita ad un movimento politico, anche legittimo, che fian-cheggia gli insorti;

    − ausiliari, ossia simpatizzanti che forniscono un supporto concreto agli insorti mediante lagestione logistica dei rifugi e dei depositi clandestini delle armi. Possono anche svolgere fun-zioni come corrieri, vedette, addetti alla raccolta di fondi. In altri casi, costituiscono fonted’informazione per l’insurrezione, soprattutto riguardo alle attività delle forze governative.La loro azione informativa è molto efficace quando sono infiltrati nell’ambito della pubbli-ca amministrazione;

    − base popolare, costituita dal grosso dei seguaci e dei simpatizzanti degli insorti. I suoi mem-bri, indottrinati dai quadri politici, solitamente non forniscono supporto attivo all’insurre-zione, ma semplicemente quello morale. Tuttavia è proprio da tale base che vengono reclu-tati gli ausiliari e i combattenti.

    Un movimento insurrezionale è plasmato dai seguenti fattori:− leadership. Come sopra accennato, il ruolo della leadeship è critico: deve fornire la visione e

    le direttive e gli obiettivi strategici, nonché il coordinamento delle differenti ed eterogeneeazioni degli insorti.E’ sempre la leadership che ha il delicato e determinante compito di fare proseliti, creandoun’ampia base di supporto popolare per l’insurrezione. A tal fine deve essere in grado di darecredibilità al movimento e distruggere quella delle istituzioni esistenti. La leadership emanale direttive che consentono di utilizzare in maniera razionale, cinica e selettiva la violenza.È sempre la stessa che decide:· la struttura di comando e controllo del movimento adottandola man mano che l’insurre-zione cresce e/o la situazione operativa varia;

    · le alleanze con altri movimenti insurrezionali e stati esteri;− obiettivi, per un movimento insurrezionale è fondamentale individuare i suoi obiettivi tatti-

    ci, operativi e strategici, in particolare questi ultimi identificano l’END STATE degli insor-ti. Gli obiettivi possono avere natura psicologica o fisica. Spesso un’azione persegue ambe-due: ad esempio il sabotaggio di infrastruttura strategica, come una conduttura petrolifera ouna centrale elettrica, costituisce al tempo stesso un obiettivo fisico (dato che produce undanno economico) ed un obiettivo psicologico (in quanto provoca disaffezione tra la popo-lazione civile e perdita di fiducia nelle istituzioni).

    − ideologia e narrazione. L’ideologia costituisce il riferimento dottrinale degli insorti.Contiene le cause e gli obiettivi dell’insurrezione, i messaggi da comunicare alla popolazio-

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  • ne, pertanto consente di reclutare seguaci e guadagnare un massiccio supporto popolare.L’ideologia può essere di natura religiosa, nazionalistica, ideologici ecc. Essa spesso affondale sue radici nella storia, nelle tradizioni e cultura della società, nelle sue divisioni etniche ereligiose. La narrazione costituisce lo schema mediante cui l’ideologia è comunicata ai poten-ziali seguaci. Per un’efficacia condotta di una campagna COIN, è fondamentale comprende-re questa ideologia e contrastarla soprattutto sul piano psicologico e mediatico;

    − ambiente operativo, esso include sia fattori geografici, sia quelli inerenti alla popolazione:etnici, tribali, religiosi ecc. Tali fattori condizionano le procedure e le tecniche operativedegli insorti e delle forze di sicurezza controinsurrezionali, soprattutto a livello tattico. Adesempio le procedure operative utilizzate dagli insorti in un ambiente urbano differisconoda quelle utilizzate in aree rurali;

    − supporto esterno fornisce all’insurrezione santuari, risorse politiche, psicologiche, militari emateriali. Solitamente, ma non sempre, questo supporto esterno è fornito dai paesi confinan-ti. Tempo addietro i santuari avevano una dimensione fisica, erano entità geografiche doveerano presenti i deposti di armi , i centri di reclutamento i rifugi degli insorti. Attualmentenell’era della comunicazione i santuari possono essere virtuali, e possono essere costituiti dasiti INTERNET, reti finanziarie e sistemi di mass media che offrono supporto all’insurre-zione.

    Strategie e tattiche degli insortiOgni insurrezione ha delle caratteristiche peculiari, che dipendono dai suoi obiettivi strategici,dall’ambiente operativo in cui ha luogo, dalle risorse disponibili per i contendenti, dalle proce-dure operative e tattiche adottate dagli insorti. Tuttavia il modello a cui maggiormente s’ispira-no, con le opportune modifiche, i gruppi insurrezionali moderni è quello, teorizzato ed appli-cato da Mao, della guerra popolare protratta che si articola di massima nelle seguenti fasi:− la prima fase, quella della latente insurrezione, prevede la creazione di un partito; in que-

    sta fase gli insorti tendono creare una cellula politica e a reclutare nuovi membri. Le loroazioni variano da attività sovversive, di tipo potenziale, a quelle condotte con un’elevata fre-quenza nell’ambito di un disegno prestabilito. La guerriglia non conduce operazioni milita-ri continue, ma seleziona atti terroristici ed organizza manifestazioni che sfociano in disor-dini;

    − la seconda fase, quella della guerriglia, inizia quando i movimenti hanno conquistato unadeguato appoggio esterno e, soprattutto interno, ed è caratterizzata dall’aperta violenza, daassassini mirati, da atti di terrorismo, da operazioni di guerriglia di piccola e media entitàcome rapidi attacchi contro le forze governative, e quelle loro alleate, più vulnerabili ed iso-late. Lo scopo è di costringere l’avversario ad un atteggiamento difensivo, a tenerlo lontanodalla popolazione civile. Gli insorti, successivamente, conducono attacchi alla leadershiplocale e cercano di guadagnare il controllo dei centri abitati e delle aree più remote, che risul-tano quelle più difficilmente controllabili da parte delle forze governativa: in questa fase, chetermina quando la guerriglia diventa abbastanza forte da condurre operazioni militari anchesu larga scala, il legame con la popolazione diventa cruciale.

    − la terza fase, quella della guerra aperta e di movimento, essa inizia quando gli insorti rie-scono a conseguire la potenza di combattimento sufficiente per ingaggiare le forze governa-tive in combattimenti decisivi e conducono le operazioni, adottando anche procedure e tat-tiche di tipo convenzionale. Il governo assiste impotente alla formazione di forze della guer-

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  • riglia di medie – grandi dimensioni ed organizzate militarmente (battaglioni, reggimenti,divisioni), nonché all’inizio di scontri in campo aperto con tali forze. Intere linee di comu-nicazione sono controllate dai guerriglieri, che assumono anche il controllo formale di alcu-ne amministrazioni locali periferiche, nel contempo un comando centrale comincia a coor-dinare anche operazioni militari su larga scala. Lo scopo è quello di creare le condizioni cheportano in maniera irreversibile verso la vittoria. Le attività di sabotaggio, terrorismo, attac-chi mirati e proselitismo, che avevano caratterizzato la prime fasi, non cessano, bensì vannoad integrarsi con le operazioni su vasca scala.

    Ogni fase, soprattutto le prime due, può durare diversi anni, a volte anche decenni. Inoltreun’insurrezione può anche retrocedere alla fase precedente nel caso che gli insorti non abbianole risorse per sostenere la fase raggiunta.Lo scopo principale degli insorti è quello di logorare l’avversario ed in tale situazione il tempoè un fattore a loro favorevole. Infatti, il fattore tempo consente loro di costruire una robustaorganizzazione e consolidare la propria forza. Inoltre, più a lungo durerà l’insurrezione, piùaumenterà il senso di frustrazione tra le forze governative, quelle a loro alleate e, più in gene-rale, fra le istituzioni. A ciò, spesso, si associa il pericolo che tale inquietudine porti le forzegovernative a commettere azioni illegali che implicano reazioni negative da parte dell’opinio-ne pubblica locale ed internazionale, aiutando gli insorti a reclutare nuovo personale e a guada-gnare consenso per la loro causa.Se il tempo è un fattore essenziale per consentire agli insorti di aumentare la propria forza, lapopolazione civile rappresenta la fonte di tale forza. Inizialmente gli insorti sono troppo debo-li per sfidare apertamente e direttamente il governo, pertanto devono scegliere un approccioindiretto al conflitto. L’obiettivo di quest’approccio è appunto la popolazione civile.Il supporto della popolazione non significa che la totalità della stessa deve condividere gli obiet-tivi dell’insurrezione, ciò è auspicabile, ma non indispensabile. Piuttosto tale sostegno va inte-so come la capacità degli insorti di controllare la popolazione, ciò può avvenire per una condi-visione d’ideali, ma anche come il risultato di atti di intimidazione, di terrorismo o di occupa-zione fisica del territorio. Altro concetto fondamentale è che l’insurrezione non ammette laneutralità da parte della popolazione civile o sei dalla sua parte o sei contro.Per quale ragione il supporto della popolazione è da ritenersi d’importanza vitale per gli insor-ti? Perché come diceva Mao: “la popolazione è l’acqua e la guerriglia è il pesce”, infatti è talesostegno che:− fornisce all’insurrezione la manodopera necessaria per alimentarne le unità,− rende disponibili il cibo, le medicine, i rifugi o quanto altro serve per la sopravvivenza,− procura informazioni sulle forze governative e quelle alleate, negandole nel contempo all’av-

    versario,− consente di espandere e rinforzare movimento insurrezionale, anche in presenza di perdite.Al tempo stesso, risulta particolarmente gravosa per il governo l’attività di controllo dellapopolazione, ciò fiacca le sue forze, rende difficile il reclutamento di personale per le proprieforze armate e quelle di polizia, deprime l’attività informativa ed investigativa nei confrontidegli insorti.Lo stesso supporto esterno agli insorti, ove presenti, almeno per le prime due fasi dell’insurre-zione, costituisce una fonte secondaria di sostegno, il supporto principale rimane sempre quel-lo che proviene dalla popolazione locale.

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  • Come inibire l’insurrezione

    Cooperazione civile militareE’ necessario premettere che nell’ambito delle COIN le attività militari costituiscono solo unaparte di quelle necessarie per inibire l’insurrezione. Infatti, come in precedenza accennato, l’in-surrezione non è un problema esclusivamente militare, ma ha anche una dimensione politica esociale. L’azione civile nei campi politico, sociale, economico spesso è più importante ed effi-cace dell’azione militare per risolvere i contenziosi e le ingiustizie che sono alla base dell’insur-rezione, pertanto far perdere alla stessa di significativo. Tuttavia l’attività militare è indispen-sabile per creare la cornice di sicurezza che consenta alle agenzie governative e private di ope-rare favore della popolazione per migliorarne la situazione economica e sociale. Da quantosopra, si evince che l’integrazione tra le attività civili e militari è uno dei concetti fondamenta-li per ottenere il successo nelle COIN. In tale situazione, l’autorità governativa, oltre ad esserecredibile, deve essere in grado di garantire l’unitarietà di sforzi da parte di tutte le istituzionidel Paese. Ciò si concretizza nella pianificazione e coordinamento di diverse linee operative.Una di natura politica che consenta il progresso della democrazia, mediante lo svolgimento dilibere elezioni, la formazione di un governo democratico, l’elaborazione di una legge costitu-zionale nella quale tutte le parti si riconoscano. Spesso è opportuno che la trattativa politicaconsenta il recupero, nell’ambito democratico, delle componenti meno estremiste dell’insurre-zione. Un’altra linea operativa è di natura sociale ed economica, i suoi scopi sono quelli dimigliorare le condizioni di vita della popolazione civile, nonché di eliminare discriminazioni diqualsiasi genere e tutte quelle situazioni di grave disagio che consentono agli insorti di fare pro-selitismo. Nell’era della comunicazione è necessario pianificare e condurre una linea operativamediatica, che consenta di conseguire la superiorità nel campo dell’informazione, di conquista-re e mantenere il supporto dell’opinione pubblica locale ed internazionale. Al riguardo è neces-sario propagandare gli sforzi che le istituzioni stanno effettuando per migliorare la qualità dellavita della popolazione e garantirne la sicurezza, nonché denunciare le contraddizioni, la disin-formazione e i crimini dell’insurrezione. Lo scopo di tale linea operativa è di separare psicolo-gicamente gli insorti dalla popolazione civile.La linea operativa militare è finalizzata in ordine di priorità a:− garantire la sicurezza della popolazione, conseguendo la separazione fisica tra la stessa e gli

    insorti;− creare le condizioni ambientali che consentano alle varie istituzioni ed agenzie di operare in

    sicurezza ed efficacemente;− individuare e neutralizzare gli insorti.Per quanto sopra, il successo delle COIN richiede il coordinamento non delle sole forze mili-tari e quelle di polizia, ma anche di tutte le istituzioni governative e non governative, ovverol’impegno integrato di tutto il sistema Paese. In tale contesto, è opportuno che l’attività dellediverse agenzie impegnate nello sforzo COIN sia coordinata ai vari livelli (locale, provinciale,regionale, nazionale) mediante la creazione di appositi centri (Joint Operation Center – JOC)in cui operano i rappresentanti delle medesime.L’attivazione dei Provincial Reconstraction Team è un altro elemento che consente l’integra-zione e la sinergia di risorse civili e militari, nella delicata e determinante attività di ricostru-zione.Spesso la nazione ospitante (Host Nation – HN), non possiede istituzioni efficaci e credibili,

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  • pertanto è necessario supportarla ed assisterla nella creazione delle stesse, da qui la necessità diimpiegare personale esperto nelle differenti settori della pubblica amministrazione (giudiziario,diplomatico, attività di polizia, militare, sanitario, pubblica istruzione ecc.) per svolgere un’at-tività di mentoring a favore della dirigenza della HN.Valutare l’efficacia di una campagna COIN non è semplice, ciò a causa della sua complessitàed eterogeneità. In tale contesto è importante individuare dei misuratori di efficacia che consen-tano di comprendere se la linea di azione è vincente o meno , alcuni di tali misuratori sono:− la diminuzione degli attacchi degli insorti contro le forze di sicurezza e la popolazione,− un crescente numero di rifugi degli insorti (safe heavens), di depositi di armi clandestini

    (cache) e fabbriche di autobomba individuati;− la cattura o la neutralizzazione dei leader dell’insurrezione;− l’aumento della collaborazione e delle dimostrazioni di supporto da parte della popolazione

    nei confronti delle forze di sicurezza;− il numero dei progetti di ricostruzione portati a termine ed il relativo coinvolgimento dei

    leader locali;− la percentuale di cittadini che partecipano ad elezioni locali e nazionali;− il livello di fiducia della popolazione nei confronti delle istituzioni;− ecc..

    Aspetto militare delle operazioni COIN

    Come l’insurrezione ha dei principi cui deve ispirarsi per potere avere successo, così le forzemilitari e quelle di polizia che la contrastano, per potere prevalere, devono basare la loro azio-ne su dei principi, che in parte differiscono da quelli di una guerra convenzionale. Il successonelle COIN non lo si ottiene vincendo le battaglie ed infliggendo perdite al nemico, bensì lo siconsegue conquistando i cuori e le menti della gente. In una guerra convenzionale, le opera-zioni militari hanno come scopo la conquista di obiettivi territoriali e la distruzione delle forzenemiche. Nelle COIN le operazioni militari devono essere finalizzate soprattutto alla protezio-ne della popolazione civile e all’isolamento degli insorti. Infatti, questi ultimi solitamente noncombattano per difendere il territorio, sanno di non avere la forza per farlo. Il loro scopo prio-ritario è il controllo della popolazione. Pertanto, la loro tattica, quando attaccati, è di ritirarsicedendo terreno, frammischiandosi alla popolazione civile, per poi riorganizzarsi e tornare acolpire. In tale modo, evitano inutili perdite e possono continuare a svolgere le loro attività diproselitismo e d’intimidazione nei confronti dei civili. Di conseguenza, per distruggere unaforza insurrezionale è necessario indirizzare gran parte degli sforzi verso la fonte della suaforza: la popolazione civile. Infatti, solo nel momento in cui s’impedisce agli insorti di usufrui-re del supporto della stessa, si comincia a degradare la loro capacità operativa, logistica, infor-mativa, in pratica si toglie loro la libertà di azione e l’iniziativa, li si costringe a venire allo sco-perto e a combattere per potere conquistare o riconquistare tale supporto, rendendoli in talmodo vulnerabili. Alla luce di quanto sopra, lo sforzo principale delle forze di sicurezza nondeve essere finalizzato alla ricerca e alla distruzione delle forze della guerriglia, bensì a garanti-re la sicurezza della popolazione civile e alla raccolta di informazioni . Per raggiungere questiobiettivi, le forze di manovra controinsurrezionali, soprattutto nella prima e seconda fase,dovranno essere costituite principalmente da unità di fanteria leggera. Queste forze dotate digrande mobilità operativa, articolate in piccole unità, guidate anche ai più bassi livelli ordinati-

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  • vi da Comandanti dotati di forte leadership e grande spirito d’iniziativa, devono pattugliareintensamente le aree residenziali, di giorno e di notte, e organizzare dei punti di controllomobili e fissi, posti di osservazione scoperti ed occultati, al fine di conseguire il pieno dominodella aree (dominate the area) e di disperdere le forze insurrezionali dalle stesse. L’attivazionedi basi operative avanzate (Forward Operation Base - FOB) e Distaccamenti Operativi (CombatOutpost) rispettivamente a livello gruppo tattico e compagnia, consente di garantire una pre-senza capillare delle forze di sicurezza sul territorio, conferisce loro un’efficace rapidità d’in-tervento. L’azione di pattugliamento appiedata deve essere effettuata a stretto contatto dellapopolazione civile per creare un rapporto di fiducia ed amicizia con la stessa. Ciò consente diraccogliere quelle informazioni utili a prevenire l’attività degli insorti, individuare i loro rifugie depositi clandestini.In alcuni casi è indispensabile condurre delle azioni militari di natura offensiva, allo scopo disottrarre agli insorti aree di territorio, ovvero distruggere le loro basi e rifugi, oppure cattura-re i loro leader. Tali operazioni, vanno condotte con le procedure e le tattiche simili a quel-le dei conflitti convenzionali, tuttavia ispirandosi ai principi delle COIN, per evitare danni col-laterali e sofferenze alla popolazione civile. Difficilmente il livello delle forze impegnate supe-ra il livello di gruppo tattico.Come sopra riportato per sconfiggere l’insurrezione è necessario conquistare i cuori e le mentidella gente. A tale scopo le attività di CIMIC, di pubblica informazione (PI), le operazioni psi-cologiche (PSYOPS), tutte coordinate nelle Informazioni delle operazioni (IO)3, sono moltoimportanti. La costruzione e riattivazione d’infrastrutture che migliorano il livello della quali-tà della vita della popolazione civile4, potrà essere propagandato, facendo comprendere i van-taggi che comporta per le popolazioni locali la collaborazione con le forze controinsurreziona-li.Tuttavia le IO non sono sufficienti per conquistare il supporto della popolazione. A tal propo-sito, si ribadisce che è indispensabile garantirne la sicurezza dalle azioni di rappresaglia degliinsorti. Se la popolazione percepisce che gli insorti possano punire quanti si oppongono al loropotere, essa non si schiererà mai dalla parte delle istituzioni legittime e delle forze di sicurezza,solo perché è stata costruita una strada e/o riparato un acquedotto. Solo quando si sentirà sicu-ra dalla rappresaglia dell’insurrezione, la popolazione comincerà a collaborare ed a fornire leinformazioni indispensabili per una definitiva sconfitta degli insorti.Per la loro natura, le operazioni COIN richiedono la condotta di un’approfondita attività d’in-telligence5, poiché la stessa consente d’individuare gli insorti che spesso si nascondono tra lapopolazione, e di conseguenza l’uso chirurgico della forza. Al riguardo è significativo un con-cetto riportato sul succitato FM 3-24, che paragona un’attività COIN guidata da una lacunosa

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    3MC 422 “NATO Information operation policy” le definisce “azioni intraprese, in supporto agli obiet-tivi politici e militari, per influenzare i decision maker, intaccando i processi informativi e decisionali, il sistemaC3I altrui, proteggendo nel contempo i propri processi informativi e decisionali, e sistema C3I” prevedono l’ese-cuzione di attività letali (es distruzione PC) e non (es PSYOPS, piano d’inganno). Tuttavia nell’ambito delle CRO,le IO hanno principalmente lo scopo di influenzare le percezioni dell’opinione pubblica internazionale e locale alfine di guadagnarne il supporto. Questa funzione è quella prevalente nell’ambito delle COIN.

    4Le forze militari possono contribuire direttamente alla costruzione e riattivazione delle infrastrutturecon l’impiego di unità del genio ovvero indirettamente fornendo la sicurezza alle ditte civili incaricate dell’esecu-zione dei lavori.

  • intelligence ad un pugile bendato che tira pugni, che risultano spesso inefficaci in quanto noncolpiscono l’avversario o addirittura controproducenti se colpiscono obiettivi errati. Al contra-rio un’attività COIN basata su una valida attività di intelligence è paragonata all’opera di unchirurgo che esporta un tumore salvaguardando la parte sana dell’organismo.L’attività d’intelligence è basata principalmente sull’elemento umano infatti, assetti IMINT eSIGINT perdono gran parte della loro efficacia nell’ambito della COIN. La migliore fonte d’in-formazioni è la popolazione, un’altra preziosa fonte sono ex insorti che si è riusciti a converti-re alla causa della COIN. È importante la condivisione delle informazioni tra tutte le istituzio-ni. A tale scopo, possono essere creati dei database, dove raccogliere e rendere disponibili leinformazioni ed adottare il modello dei comitati, dove i responsabili delle succitate istituzionipossono condividere l’intelligence e coordinare i loro sforzi. Peraltro, è necessario valutare illivello di affidabilità degli attori coinvolti. L’intelligence deve essere focalizzata principalmentesull’organizzazione di comando e controllo del gruppo insurrezionale. In particolare: la leader-ship e i suoi processi decisionali, gli organigrammi e le principali cellule politiche, devonocostituire gli obiettivi della ricerca. Una volta individuati, monitorizzati e/o neutralizzati que-sti obiettivi, il gruppo insurrezionale perderà gran parte della sua capacità operativa, pertantosarà relativamente semplice individuarne le forze e prevenirne i movimenti e le azioni sul ter-reno. Altro obiettivo informativo è la localizzazione delle infrastrutture più importanti dell’in-surrezione quali ad esempio le fabbriche di IED ed autobomba, i depositi clandestini delle armi,i campi di addestramento ecc.L’analisi della popolazione e dei fattori che la riguardano6 (Human Terrain) è l’aspetto piùimportante e rilevante dello Studio Informativo dell’Area d’Interesse (SIAI). Tale analisi è fon-damentale per comprendere le radici dell’insurrezione, la sua ideologia e di conseguenza indi-spensabile per individuare la linea di azione per sconfiggerla. Lo studio dei succitati elementideve essere messo in sistema con altri fattori tipici delle operazioni convenzionali quali il ter-reno, le condizioni meteo, le risorse naturali disponibili, la tipologia della minaccia. Ciò con-sente d’individuare le aree dove gli insorti potranno sfruttare l’ambiente operativo per esegui-re le loro azioni, scegliere le aree rifugio, nonché le loro probabili tattiche e procedure opera-tive.Sradicare una forza insurrezionale è un processo che richiede tempo e pazienza, pertanto èimpossibile pensare che l’esercito possa presidiare, soprattutto quando lo scontro investe unampio territorio, tutti gli abitati e per lunghi periodi. Il suo intervento deve mirare all’elimina-zione delle forze principali della guerriglia presenti in una certa area. Successivamente la suapermanenza deve protrarsi fino a quando le forze di polizia locali non saranno in grado di con-durre autonomamente l’attività di controllo e sicurezza del territorio, che interdica agli insor-ti di riprendere il controllo dell’area. Una forza di polizia efficiente e ben addestrata, formatada elementi locali, avrà il vantaggio di conoscere la popolazione ed il terreno, potrà basare leproprie azioni su una dettagliata attività informativa, che le consentirà di anticipare le mossedella guerriglia. Se tale forza di polizia non esiste è necessaria crearla ed addestrarla.Tuttavia la HN potrebbe necessitare della creazione di tutto il suo comparto sicurezza (FA eforze di polizia), in questo caso sarà necessario, a similitudine di quanto sta avvenendo in Iraqed Afghanistan, condurre un’attività di riforma del settore sicurezza (SSR – Security Sector

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    5La dottrina britannica le definisce led intelligence operations.6Appartenenza etnica, tribale e religiosa; fattori ideologici, attitudine nei confronti dei guerriglieri, con-

    dizioni socio economiche , i principali aspetti culturali e storici ecc.

  • Reform). Questo è un aspetto molto importante perché è necessario rammentare che un inter-vento esterno di una Coalizione e od Alleanza, legittimato dagli organismi internazionali erichiesto dall’HN, potrà fornire un supporto molto preziosa nel fronteggiare l’insurrezione, masolo se le istituzioni dell’HN e le sue forze di sicurezza, potranno sconfiggere definitivamentel’insurrezione.Se la strategia COIN avrà successo le forze insurrezionali cominceranno a perdere la loro capa-cità operativa, i loro attacchi diminuiranno, le defezioni tra le loro file diventeranno sempremaggiori, cominceranno a ritirarsi in area remote, bande isolate continueranno ancora perdiverso tempo ad esistere e a condurre attacchi ma non saranno più in grado di minacciare l’esi-stenza dell’autorità centrale, la loro definitiva eliminazione sarà solo un problema di tempo.

    La nuova strategia statunitense in iraq

    La nuova strategia statunitense in Iraq costituisce lo studio di un caso pratico pertanto è inte-ressante farne una breve descrizione.Il 10 gennaio 2007 il presidente Bush annunciava alla nazione che era necessario un cambio distrategia in Iraq. Il discorso partiva da un’analisi della situazione che si era venuta a creare sulterreno, caratterizzata da un altissimo livello di violenza soprattutto in Baghdad e nei suoi din-torni. La causa scatenante di tale recrudescenza era stata la distruzione della moschea d’oro inSamara, luogo sacro per gli sciiti, verificatasi nel febbraio 2006, ad opera di estremisti sunni-ti. L’episodio aveva fatto degenerare una situazione, già molto critica, portandola sull’orlo dellaguerra civile. Il presidente Bush definiva inaccettabile tale situazione, da qui l’esigenza di uncambio della strategia.La nuova strategia individuava in Baghdad il centro di gravità del conflitto. Tale concetto subasava sul fatto che la città oltre a essere la capitale del paese, pertanto il luogo di tutte le ini-ziative politiche ed economiche del paese, è anche il maggiore centro abitato, dove vive unterzo dell’intera popolazione irachena. In tale quadro, l’80% degli attacchi terroristici e dellaviolenza settaria che stava sconvolgendo l’Iraq, si verificavano in Baghdad e i suoi dintorni.Tale ondata di violenza stava dividendo la città in enclavi, che di fatto erano sotto il controllodelle milizie sciite e dei gruppi insurrezionali e terroristici sunniti. In tale contesto nessuna stra-tegia COIN poteva avere successo. Da ciò scaturiva l’esigenza di riportare la capitale sotto ilcontrollo della legittima autorità governativa, a premessa di ogni altra iniziativa.Precedenti tentativi di rendere sicura Baghdad erano falliti. A parere della leadership politicamilitare statunitense, tali fallimenti erano stati causati essenzialmente:− dalla carenza di truppe (sia della coalizione sia irachene), che non aveva consentito di man-

    tenere il controllo delle differenti aeree della città, una volta che erano stata sterilizzate dallapresenza di insorti. Infatti la scarsa consistenza delle truppe aveva reso l’inevitabile rischie-ramento delle stesse in altre aeree del teatro operativo, consentendo agli insorti di tornare eriprendere il controllo della città;

    − dai vincoli di natura giuridica e di spazio posti dall’autorità irachena all’azione delle forzedella coalizione ed irachene, che di fatto avevano creato delle zone franche per le alcune mili-zie.

    Per evitare il ripetersi di quanto sopra, era stato deciso l’invio di ulteriori 20000 soldati e mari-nes in Iraq, la cui maggior parte, 5 Brigate, doveva essere impiegata in Baghdad e suoi dintor-ni. Tale provvedimento costituiva una grande novità. Infatti fino a quel momento il Pentagono,

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  • e soprattutto il Comandante del Comando Centrale (CENTCOM) Gen. Abizaid e quello dellaMNF– I Gen. Casey si erano opposti all’incremento delle forze statunitensi ritenendolo inuti-le se non addirittura dannoso. Tuttavia con il cambio al vertice del Pentagono (Gate al postodi Rumstelfd) e gli avvicendamenti del Gen Abizaid con l’Ammiraglio Fallon e del Gen. Caseycon il Gen. Petraeus tale riserve erano decadute.Probabilmente lo stesso Gen. Petraeus era stato l’ispiratore di questo cambio di strategia. Infattila stessa, come enfatizzato dai mass media statunitensi, si ispirava sui contenuti del nuovo FM3-24, la cui elaborazione, come sopra accennato, era stata diretta dall’alto Ufficiale.La nuova strategia si basava sui seguenti concetti, più volte ripresi dal Gen. Petraeus:− il compito principale delle forze della Coalizione e di quelle irachene non doveva essere la

    distruzione degli insorti, bensì la protezione della popolazione civile;− in un conflitto COIN l’azione militare è indispensabile ma non sufficiente per vincere;− la vittoria potrà essere conseguita solo dal popolo iracheno e dalle sue istituzioni, la

    Coalizione con le sue componenti militari e civili, potrà svolgere unicamente un’azione disupporto, seppure molto importante. Di conseguenza era indispensabile un forte coinvolgi-mento e responsabilizzazione delle autorità e forze di sicurezza del paese.

    L’attività militare più significativa della nuova strategia era costituita dall’operazione“ENFORCE THE LAW” finalizzata ad incrementare il livello di sicurezza in Baghdad. A talproposito, l’autorità governativa irachena avrebbe nominato un Ufficiale generale responsabi-le di tutte le forze di sicurezza irachene operanti nella capitale, questi a sua volta aveva alle suedipendenze altri due Ufficiali generali responsabili della condotta delle operazioni nella partiest ed ovest delle città, il limite dei due settori era il fiume Tigri. L’entità delle forze di sicurez-za irachene necessarie per lo svolgimento dell’operazione era definita in 9 Brigate dell’Esercitoe 9 Brigate della polizia nazionale. Ciò implicava un massiccio rischieramento delle forze disicurezza da altri parti dell’Iraq nei 9 distretti della capitale, dove sarebbero stati attivati checkpoints, condotte pattuglie motorizzate e appiedate, quest’ultime a strettissimo contatto con lapopolazione civile per conquistarne la stima e la fiducia.In tale contesto, le forze statunitense avrebbero fornito supporto ed assistenza alle forze ira-chene. In particolare ad ogni Brigata irachena sarebbe stato associato un battaglione statuniten-se (Parent Unit), inoltre sarebbe stato aumentata la consistenza dei Military Transition Team(MiTT) inseriti (embedded) con la funzione di addestratori e consiglieri nelle unità irachene.Pur se l’inizio dell’operazione “ENFORCE THE LAW” era previsto per Febbraio 2007, l’in-tero dispositivo sarebbe stato ultimato in giugno 2007.L’operazione si sarebbe sviluppata in tre fasi:− a prima fase: clear era finalizzata ad eliminare la presenza degli insorti le aeree della capita-

    le;− la seconda fase: control, rappresentava la grande novità rispetto alle operazioni precedente-

    mente condotte, era finalizzata a mantenere il controllo delle aree bonificate per interdire ilritorno degli insorti, consentire alle attività economiche di ripartire migliorando le condizio-ni di vita della popolazione,

    − la terza fase: retain, sarebbe iniziata nel momento che si fossero verificate le condizioni perpassare alle forze irachene la responsabilità della sicurezza in Baghdad. Le unità statunitensisarebbero state rischierate al di fuori della città, tenendosi in misura d’intervenire per sup-portare in caso di necessità le forze di sicurezza irachene.

    Non era fissato un termine temporale all’operazione, ogni fase si sarebbe conclusa con il con-

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  • seguimento degli obiettivi prefissati.In tale contesto, era prevista la creazione delle Joint Security Station, che dovevano essere dis-seminate nella città di Baghdad. Esse costituivano delle agenzie al cui interno dovevano opera-re rappresentanti dell’esercito e della polizia irachena e della Coalizione. Il loro scopo era dupli-ce coordinare l’azione delle succitate forze, nonché fornire ai cittadini un riferimento per chie-dere aiuto e denunciare la presenza di insorti. Inoltre il comando della MNF per rendere ildispositivo della coalizione più flessibile ed aderente alla situazione operativa, decideva a suavolta l’attivazione in vari punti di Baghdad dei combat outpost. Gli stessi consistevano in distac-camenti operativi del livello compagnia e in alcuni casi plotone, attivati dalle forze della coali-zione, situati in grandi abitazioni o altri locali di adeguate dimensioni già abbandonati (esem-pio caserme della polizia, scuole e supermarket), opportunamente protetti mediante l’effettua-zione di appositi lavori. Questi combat outpost consentivano di:− garantire una capillare presenza delle truppe in tutta la città a stretto contatto con la popo-

    lazione;− diminuire sensibilmente i tempi d’intervento sugli obiettivi;per contro creavano dei problemi di sicurezza, in quanto numerose piccole basi situiate in cen-tri densamente popolati sono più difficili da proteggere rispetto ad unica grande base operati-va, situata al di fuori del centro abitato.L’autorità politica del paese s’impegnava a non garantire alcun rifugio per le milizie, evitandodi porre limiti di natura giuridica o spaziali all’azione delle forze della coalizione e di sicurez-za irachene. In sintesi non ci dovevano essere zone franche per chi violava la legge.Peraltro le nuove iniziative militari non si limitavano alla sola città di Baghdad infatti era pre-visto l’invio di circa 4000 marines nell’Anbar Province, per sfruttare un momento favorevoleche si stava verificando in quella provincia, già roccaforte, grazie alla collaborazione che si erastabilita tra le forze della coalizione e i capi tribù locali, in massima parte sunnite, stanchi delleviolenze di Al Qaida in Iraq (AQI).La nuova strategia non contemplava solo iniziative militari, ma anche quelle di natura econo-mica e politica. A tal proposito il governo iracheno s’impegnava a fare approvare una legge fina-lizzata a dividere equamente i proventi derivanti dalla vendite del petrolio tra tutti gli irache-ni, a prescindere dalla religione ed etnia. Inoltre, avrebbe speso circa 10 miliardi di dollari inattività di ricostruzione con il duplice scopo di migliorare le condizioni di vita della popola-zione e creare posti di lavoro. L’amministrazione americana avrebbe raddoppiato il numero deiProvincial Reconstruction Teams (PRT) operanti nel paese, inoltre il Segretario di Stato avreb-be nominato un coordinatore dei succitati PRT presenti in Baghdad. Sul fronte politico, eranopianificate elezioni amministrative per rafforzare e legittimare il potere dei leader locali, ilgoverno avrebbe proposto una riforma della leggi di de- Baathification, per consentire il rein-serimento di molti iracheni nella vita pubblica del paese e facilitare il processo di riconciliazio-ne.Allo stato attuale il dispositivo delle forze della coalizione e di quelle irachene è stato comple-tato. La leadership militare della Coalizione ha dichiarato che i primi risultati si potranno del-l’operazione ENFORCE THE LAW si potranno concretizzare solo nella tarda estate. A talproposito, il Gen. Petraeus farà una valutazione dell’efficacia della nuova strategia, riferendo alPresidente ed al Congresso degli USA nel settembre 2007. La collaborazione con le tribù sun-nite in Anbar province sembra essere efficace, in quanto in tale area AQI ha perso molta dellasua capacità operativa. Tale modello sta venendo adottato in altre province. In particolare è

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  • in quella di Diyala, dove le forze della coalizione stanno tentando una riconciliazione con igruppi insurrezionali di matrice nazionalistica in chiave anti AQI.

    Conclusioni

    La COIN è un conflitto asimmetrico che richiede l’impiego coordinato di tutte le istituzioni ele risorse di un Paese. Pertanto, le attività militari sono indispensabili ma non sufficienti per ela-borare e condurre una strategia vincente, inoltre si devono ispirare a principi che in parte dif-feriscono da quelli delle operazioni convenzionali. Infatti, lo scopo principale dell’azione mili-tare in un conflitto COIN non è la conquista di territori e la distruzione delle forze nemiche,bensì la conquista della fiducia e della collaborazione della popolazione civile, obiettivo irrinun-ciabile per assolvere la missione.Una campagna COIN ha natura interforze, tuttavia è la componente terrestre che sopportal’onere maggiore. Di conseguenza lo strumento militare più idoneo è quello a forte connota-zione terrestre caratterizzato da una spiccata mobilità e dall’impiego congiunto delle forze con-venzionali con quelle per operazioni speciali. L’intelligence deve essere basata soprattutto sul-l’elemento umano, senza peraltro trascurare il supporto offerta dalle nuove tecnologie.Nell’era della comunicazione, è fondamentale contrastare l’azione degli insorti oltre che sulpiano militare anche su quello della comunicazione. La componente militare deve essere ingrado in grado di cooperare e/o integrarsi con le forze di polizia, le altre agenzie governative eorganizzazioni non governative (NGO).Spesso uno stato afflitto da un’insurrezione necessita dell’intervento di paesi alleati e/o amici,peraltro tale intervento esterno può fornire un supporto prezioso, ma solo le istituzioni nazio-nali e le forze di sicurezza indigene potranno conseguire la vittoria finale, che avrà sempre unaforte connotazione politica.La NATO ha individuato nelle COIN uno dei conflitti che l’Alleanza deve essere in grado digestire a livello operativo e strategico. In particolare, la dottrina sancisce che il sostegnodell’Alleanza deve concretizzarsi soprattutto nella formazione ed addestramento delle forze disicurezza indigene, come sta avvenendo in Iraq nel quadro della NATO training mission(NTM –I), tuttavia può essere necessario anche un coinvolgimento diretto delle sue forze nelleoperazioni di sicurezza e combattimento, come sta avvenendo in Afghanistan nell’ambito dellamissione ISAF.Da quanto sopra, deriva l’esigenza di sviluppare una dottrina anche a livello nazionale, nonchédelle procedure operative e delle tattiche per tale tipologia di operazione, nonché prevederedelle attività addestrative quali EPC, EQ ed esercitazione con le truppe.In conclusione si può affermare che le recenti esperienze militari insegnano che la COIN è unatematica operativa con cui le Forze Amate occidentali si stanno confrontando ed è facile preve-dere, anche per le connessioni che esistono tra la lotta all’insurrezione in alcuni stati e quella alterrorismo internazionale, che questo impegno è destinato a crescere in futuro.

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    4.10 L’INSURREZIONE IN IRAQ

    Col.f. (par.) s. SM Francesco DE LUCA

    Premessa

    L’insurrezione irachena comprende una miriade di gruppi con differente consistenza ed orga-nizzazione. Essa è principalmente di natura sunnita, peraltro sono presenti delle milizie scii-te, operanti soprattutto nella capitale e nella parte centrale e meridionale del paese, che concor-rono a rendere instabile l’Iraq.L’insurrezione irachena non ha un’organizzazione unitaria di comando, un’unica leadershipche fornisca una comune visione ideologica, al contrario coinvolge nostalgici del passato regi-me, iracheni contrari a quella che considerano un’occupazione straniera, giovani integralistiislamici iracheni e provenienti dall’estero, nonché elementi di organizzazioni criminali.I succitati gruppi qualche volta hanno cooperato, soprattutto a livello locale, tuttavia la coesi-stenza tra gruppi di matrice nazionalista e integralisti islamici è sempre stata molto difficile,mentre le milizie sciite spesso si sono combattute tra loro.Come già accennato, l’insurrezione sunnita è essenzialmente riconducibile a movimenti dinatura nazionalistica formati da militanti del deposto regime e quelli d’ispirazione integralistaislamica che fanno capo all’organizzazione Al Qaida in Iraq (AQI). Essa è maggiormente loca-lizzata in un’area nota come il triangolo sunnita o della morte, che comprende la capitaleBaghdad, l’area situata a nord est della stessa, e la zona compresa tra le città di Tikrit, Ramadi,Samarra and Fallujah.Per quanto concerne gli sciiti, più che di gruppi insurrezionali è opportuno parlare di milizie.Tali milizie, non hanno adottato una linea di azione tipicamente insurrezionale. Infatti, le stes-se si sono rese protagoniste di episodi di violenza settaria, di combattimenti con le forze dellacoalizione e con quelle di sicurezza irachene, ma allo stesso tempo hanno dei rappresentatinelle più alte istituzioni del paese (parlamento e governo), pertanto sono in grado di influen-zare a loro favore le scelte del governo iracheno in materia di sicurezza1. In tale contesto, il loroscopo più che un rovesciamento delle Istituzioni sembra essere un condizionamento delle stes-se. Inoltre è molto consistente la loro capacità d’infiltrazione nelle forze di sicurezza irachene.Le milizie sciite più importanti sono il BADR Army ed il Mehdi Army. Esistono altre orga-nizzazioni minori venutasi a creare per scissioni dai succitati movimenti, attualmente denomi-nati special groups. E’ soprattutto il Mehdi Army, guidato dal leader religioso Muqtada al-Sadr,che spesso ha ingaggiato in combattimento le truppe della coalizione e, soprattutto nel sud delpaese, le forze di sicurezza irachene.

    1Per lungo tempo il quartiere sciita di Baghdad Sadr City è stato di fatto un santuario delle milizie delMehdi Army, poiché l’autorità governativa irachena non autorizzava le forze della coalizione e quelle di sicurez-za irachene ad operare al suo interno. Tale decisione era probabilmente dovuta al fatto che i parlamentari del-l’ala politica del Mehdi Army erano fondamentali per la tenuta della maggioranza governativa. La rimozione ditali vincoli fu uno dei provvedimenti che la leadership politica militare statunitense pretese dall’autorità gover-nativa irachena a premessa dell’operazione “Enforce the law”iniziata nel febbraio 2007 e finalizzata a garantire lasicurezza nella città di Baghdad.

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    Nel seguito della trattazione saranno analizzate: le cause ed origini, le caratteristiche dell’insur-rezione irachena, con particolare riferimento all’organizzazione, la leadership, le tecniche tat-tiche e procedure di combattimento, obiettivi operativi e strategici dell’insurrezione, infinesaranno b